Che cosa è successo con The Last Of Us 2?

Si è parlato estesamente delle polemiche e critiche feroci che hanno segnato TLOU2, da prima ancora che fosse pubblicato e in seguito alla pubblicazione, con un’escalation che ha portato a minacce di morte per il suo director, Neil Druckmann, l’attrice Laura Bailey (Abby nel gioco), e una serie di insulti e attacchi personali, estesi a chiunque del team Naughty Dog avesse un account social pubblico. Il mondo dei videogiochi non è nuovo a questo genere di fenomeni, è interessante però capire quale combinazione di fattori abbia portato a un’esplosione di questa portata. Nel cercare di motivare la tempesta negativa e trovare una spiegazione alle reazioni violente, ci si è concentrati molto sull’affetto dei fan per Joel e la relativa delusione per la sua morte, l’indignazione per il presunto crunch che avrebbe portato un ex dipendente al leak (ad oggi non confermato), l’eccessiva e immotivata violenza del gioco, l’eccessiva lunghezza del gioco e altri elementi tecnici.

La timeline degli eventi è più o meno questa: nel 2014 (un anno dopo l’uscita di TLOU) viene pubblicato Left Behind, un DLC (capitolo extra a pagamento) di TLOU che racconta un momento dell’infanzia di Ellie, confermandone l’omosessualità. Nel 2016 il primo annuncio di TLOU2, dove il teaser lascia intendere che la protagonista sarà Ellie (e non Joel, di cui si inizia a ipotizzare la morte). A ottobre 2017 il primo trailer di TLOU2 in cui vediamo Abby, a questo punto non è ancora chiaro quale sarà il suo ruolo ma iniziano le polemiche sul suo aspetto fisico. Tra il 2018 e il 2020 vengono rilasciati altri trailer, in cui si vede un bacio omosessuale tra Ellie e Dina (2018), Ellie disperata per la morte di qualcuno ucciso di fronte a lei (2019) ma, soprattutto, la data inizialmente annunciata per l’uscita del gioco viene spostata 3 volte. A 2 mesi dall’uscita effettiva del gioco (maggio 2020), un leak (ancora non è chiaro se da un ex dipendente o qualcun altro) rivela tutti i principali spoiler, attraverso lunghi video pubblicati sul web. A questo punto, è confermata la morte di Joel e il fatto che, per quasi metà del gioco, i giocatori vestiranno i panni della sua assassina (Abby); inoltre, si diffondono una serie di notizie false sulla trama del gioco (es. il fatto che Abby sia una donna trans, che Abby uccida Ellie o che il gruppo di “nemici” chiamati Scars siano una rappresentazione dell’omofobia dei cristiani). Su youtube, twitch e altre web community si scatena la reazione dei fan, con opinioni molto polarizzate, mentre sui social l’aggressione violenta nei confronti di Naughty Dog diventa sempre più intensa. Alcuni streamer, inoltre, trovano i loro video bloccati (probabilmente per aver utilizzato i contenuti del leak protetti da copyright), esacerbando ancora di più le reazioni delle community.

In questo articolo, vorrei parlare di quello che, a mio parere, è uno dei fattori principali dietro la risposta violenta e riguarda i giocatori, non il gioco: l’atteggiamento verso l’identità (e i ruoli) di genere e l’omosessualità. TLOU2 propone due donne come protagoniste, entrambe distanti dallo stereotipo immediatamente associato al loro genere. Ellie è lesbica, serenamente lesbica, il suo orientamento sessuale non è una fase (come vediamo nel DLC) e non è un tema su cui il gioco si ferma a riflettere in quanto tale, fa parte di Ellie come il suo sarcasmo o la passione per l’astronomia. Abby è una donna il cui aspetto fisico (spalle larghe, muscolatura molto sviluppata, seno poco evidente) non sembra corrispondere ai canoni di femminilità standard; non è transessuale, come si rumoreggiava prima dell’uscita del gioco e, per quanto ne sappiamo (se consideriamo la relazione con Owen), è eterosessuale. Oltre alle due protagoniste, TLOU2 propone Lev, un adolescente transgender perseguitato e minacciato di morte dalla comunità in cui vive perché ne ha infranto le regole, tagliando i capelli e rifiutando il ruolo di “moglie” pensato per lui all’interno della comunità stessa. 

Il gioco è stato accusato di voler portare avanti un’agenda politica, di voler “forzare” la presenza di queste tematiche, “esagerando” con i personaggi “fuori dagli standard”. Questo mi fa pensare che buona parte della rabbia, indignazione e violenza scatenate contro il personaggio di Abby, e TLOU2 in generale, non siano motivate dal fatto che l’adorato Joel sia morto e lei ne sia l’assassina, ma dal semplice fatto che Abby e gli altri personaggi esistano e vengano rappresentati. 

Il tipo di clamore che si è creato mi ha ricordato molto quello che si era scatenato tra il 2001 e il 2002, all’uscita di Metal Gear Solid 2. L’attesissimo seguito di Metal Gear Solid venne pubblicizzato in modo intensivo su tutti i canali mediatici: televisione, riviste e internet. Tutti i trailer, si scoprì poi, avevano mostrato contenuti relativi alle prime due ore di gioco, con un protagonista che sarebbe durato esattamente quelle due ore (Solid Snake, lo stesso del primo capitolo), per poi lasciare il posto a Raiden. Raiden era un nuovo personaggio, apparentemente apparso dal nulla, che sembrava l’opposto di Snake: biondo, dall’aspetto androgino e un atteggiamento decisamente “poco virile”. Il director Hideo Kojima aveva giocato molto con questo aspetto, ad esempio focalizzando l’attenzione dei giocatori sulle forme dei fianchi e del fondoschiena di Raiden nella tuta attillata. Ricordiamo anche alcune scene in cui deve andare in giro nudo coprendosi i genitali con le mani e, soprattutto, una scena in cui il Presidente degli Stati Uniti d’America stringe con forza i genitali di Raiden per verificarne il sesso. Bisogna notare che i ruoli di genere in Gisppone erano, e sono ancora, diversi da quelli occidentali contemporanei. Un protagonista come Raiden è molto simile alla maggior parte dei protagonisti degli anime dagli anni 2000 in poi e, inoltre, il gioco sull’equivoco del sesso è parte integrante delle produzioni artistiche giapponesi da secoli (e ancora si perpetua negli anime, sia in quegli anni [Ranma 1/2], sia oggi). 

Le “provocazioni” di Kojima sono state considerate provocazioni perché così ha deciso la parte di società che in quel periodo si è focalizzata sulla sua opera (in particolare negli Stati Uniti). Raiden era un personaggio poco accettato dai più, addirittura osteggiato dai gruppi fanatici (del gaming, del culto di Kojima, o di altre tendenze più estranee) e l’omofobia che si registrava in risposta al suo personaggio era del tutto paragonabile agli insulti discriminatori e violenti rivolti prima Abby e, in seguito, trasferiti ai suoi creatori. Metal Gear Solid 2, però, è stato uno dei più grandi successi finanziari e culturali della storia dei videogiochi e ci sono ottime possibilità che lo stesso varrà per TLOU2. 

Non per caso, infatti, TLOU2 è una conseguenza diretta di Metal Gear Solid e della sua eredità culturale. Il gioco sviluppato da Naughty Dog, infatti, è ricchissimo di omaggi alla saga di Metal Gear: dai topolini che fuggendo indicano quale direzione seguire per l’uscita in un condotto (ripreso da MGS1), alle meccaniche di stealth e azione bellica “a tutto campo” (come in MGSV). In particolar modo, si nota una trama post-moderna (sta al giocatore costruire il proprio significato), che toglie il controllo al giocatore più e più volte, per portarlo sulla strada scelta dall’autore, arrivando a togliergli il controllo del personaggio che avrebbe preferito (e si aspettava di) vedere e consegnargli quello di uno sconosciuto poco gradito (come in MGS2). 

TLOU2 è stato un successo in termini di acquisti ma su internet si trovano per lo più critiche negative; è evidente che c’è una fetta di persone che ha scelto di essere “contro”, chi per i contenuti LGBT, chi per Abby, chi per Joel, chi per Ellie, chi per il finale. Queste persone sono molto diverse ma, nello stesso tempo, sono accomunate da una bassa comprensione del racconto come tale, dall’enorme arroganza del “cliente che ha sempre ragione” portata all’estremo (“questa scena l’avrei tagliata, il ritmo non funziona, il finale doveva essere diverso”) e da una generale percezione di essere “rimproverati” dal gioco, attraverso le tematiche che affronta. La mera presenza di personaggi gay, transgender o semplicemente “diversi” nell’estetica è percepita come un pugno nello stomaco e una provocazione; si attribuisce agli autori un fine pedagogico/prescrittivo (es. “la vendetta è sbagliata” o “bisogna accettare la diversità”) piuttosto che riflettere sull’approfondimento psicologico dei personaggi (es. “perché fanno le cose che fanno?”). 

Il modo in cui esprimiamo questi atteggiamenti, come società, assume spesso la forma del “temper tantrum” di un infante. Non sente ragioni, trae delle conclusioni affrettate ed erronee ma, soprattutto, ha l’obiettivo (come individui) di cercare di attirare l’attenzione e trasmettere una specifica immagine di sé al proprio gruppo sociale. “Molti mi odieranno per quello che sto per dire ma io non mi faccio dire cosa pensare” sta alla base di molte delle interazioni tossiche che si possono registrare sul web (per quanto siano invece prevedibili e stereotipate le affermazioni che seguono quella esemplificata). Che sia il proprio gruppo di followers, la propria cerchia di amici o la singola persona che ammirerà il nostro ostentato cinismo, difendere la scelta di rendere Abby la co-protagonista del gioco (ad esempio), in una società in cui Abby “non esiste” o “non è necessaria”, è un atteggiamento da perdenti o da buonisti nella migliore delle ipotesi. 

Il punto, però, non è se Raiden o Abby in futuro verranno accettati o quanto abbia esagerato Naughty Dog con i personaggi LBGTQ; il punto è proprio che questi personaggi ci sono, esattamente come nel mondo reale esistono le donne muscolose, gli uomini con i lineamenti delicati, le persone transgender e l’orientamento omosessuale. Si è detto che, negli anni successivi, Kojima abbia cercato di “aggiustare” il personaggio di Raiden per renderlo più gradevole al pubblico, portando più persone ad accoglierlo. Questo è irrilevante: Raiden era già il protagonista di MGS2, che è un capolavoro riconosciuto. Lo stesso vale per Abby, non c’è la possibilità di non accettarla perché è già lì, esiste, e andare “contro” la sua esistenza non serve a niente.